Il servizio televisivo pubblico in Europa

di Carla Chiavaroli, Maggio 2006

Introduzione

Attualmente nei 25 paesi dell’Unione Europea e nei dieci che aspirano a farne parte vengono trasmessi più di 4000 canali, tra pubblici e privati. La televisione è la prima fonte di informazione per la maggior parte delle persone e rappresenta ancora il mezzo di informazione più potente e persuasivo, nonostante negli ultimi anni si sia vista la nascita di nuovi mezzi di comunicazione, primo fra tutti internet.
In Europa, la televisione ha una regolamentazione abbastanza rigida perché utilizza una risorsa naturale limitata, cioè lo spettro di frequenze controllato dallo stato. Ci sono però anche altre ragioni che motivano la necessità di regolare in modo adeguato le trasmissioni e queste risiedono nell’enorme potenzialità di potere e persuasione insite nel mezzo televisivo. Una legislazione che assicura vari gradi di indipendenza dei fornitori del servizio radiotelevisivo è stata adottata in molti paesi. Però è inevitabile che questi siano regolarmente soggetti a pressioni provenienti da più parti, dal settore politico come da quello privato. In quasi tutti i paesi europei vige un sistema di "duopolio" pubblico-privato. In generale, il mercato televisivo è altamente concentrato, sia in termini di proprietà che di audience. Le emittenti pubbliche del paese sono anche quelle più seguite. Allo stesso tempo, anche nel settore privato si tende a una grande concentrazione: in quasi tutti gli stati, le reti commerciali più viste sono due o tre e hanno una fetta di mercato costante. Il servizio pubblico gode di una considerazione particolare a livello della politica europea, essendo considerato un vitale elemento di democrazia e parte della cultura europea. A partire dagli anni ’80 però, con la diffusione delle reti private, le emittenti pubbliche hanno iniziato a perdere il loro ruolo tradizionale di educatori e portatori di cultura a tutte le fasce della popolazione. La televisione pubblica si è adeguata alla tendenza imposta dai nuovi format adottati dalle reti private, abbassando così il livello generale dei programmi. Le trasmissioni più impegnate e di approfondimento sono diventate sempre più rare, fino ad arrivare a un generale appiattimento di quasi tutta la televisione generalista.

Inoltre, l’avvento della TV digitale e satellitare ha ulteriormente decentrato l’equilibrio del settore televisivo. In molti casi, le reti pubbliche restano ancora le più seguite in termini di audience, dividendosi equamente il mercato con le maggiori reti private, ma la loro identità si è omologata alla tendenza generale del mercato. D’altra parte, il controllo diretto o indiretto da parte degli organi politici rende la televisione pubblica particolarmente esposta a manipolazione e interferenza da parte dei partiti e il caso italiano è solo il più eclatante tra questi.

Il presente lavoro si propone di gettare uno sguardo al panorama televisivo di tutti i paesi membri dell’Unione Europea, con una particolare concentrazione sull’aspetto normativo e di controllo su ogni rispettivo settore televisivo pubblico. A tal fine, sono stati consultati libri specifici scritti sull’argomento, in particolare il rapporto "Television Across Europe" dell’EU Monitoring and Advocacy Program of the Open Society Institute, "The Media in Europe", redatto da vari esperti di tutti i paesi europei, ciascuno apportando il proprio contributo sul suo paese d’origine (per l’Italia Giampietro Mazzoleni). Infine, per il sistema normativo ho consultato il sito web del Segretariato Sociale Rai e i link di ogni paese analizzato.

Caricare il documento (61 pagine) Caricare il documento (61 pagine)